Torniamo da Fabrizio Leo per sapere come è cambiato il mondo IT

Dopo l’intervista pubblicata su Provatoo, 3 domande a FlameNetworks, torniamo a confrontarci con Fabrizio Leo, CEO di FlameNetworks, per capire, a quasi venti anni dalla nostra prima chiacchierata, come è cambiato il mondo delle telecomunicazioni e del digitale e che come si sta evolvendo oggi il settore IT tra cloud, intelligenza artificiale e cybersecurity.

  1. Quali sono gli aspetti fondamentali dell’ambito IT che sono cambiati dal 2009 ad oggi, 2026?

Fabrizio Leo:


Il cambiamento è stato radicale, direi quasi strutturale.

Nel 2009 il focus era principalmente sull’infrastruttura: server fisici, connettività, gestione hardware. Il digitale era un supporto al business. Oggi, invece, il digitale è il business.

La trasformazione più evidente riguarda tre aspetti. Il primo è il passaggio dal fisico al cloud: le aziende non comprano più macchine, acquistano servizi. Questo ha reso tutto più scalabile, ma anche più complesso da governare.

Il secondo è la centralità del dato. Nel 2009 i dati erano spesso dispersi e poco valorizzati. Oggi sono il cuore decisionale delle aziende. Chi sa raccoglierli, interpretarli e proteggerli ha un vantaggio competitivo enorme.

Il terzo è la velocità. Il ciclo di innovazione si è accorciato drasticamente. Le aziende devono adattarsi continuamente, e questo richiede infrastrutture flessibili e competenze aggiornate.

In sintesi, siamo passati da un IT “tecnico” a un IT “strategico”.

  1. Nell’intervista parlavate di affidabilità e infrastrutture solide. Oggi, nel 2026, è ancora questo il punto centrale?

Fabrizio Leo:
Assolutamente sì, ma con una differenza sostanziale: oggi l’affidabilità non è più un valore competitivo, è un prerequisito.

Se qualche anno fa poteva rappresentare un elemento distintivo, oggi è semplicemente il punto di partenza. Le aziende danno per scontato uptime elevati, continuità operativa e performance. Quello che è cambiato è il contesto: siamo entrati in una fase dove ogni interruzione ha impatti immediati sul business.

Il vero tema oggi è come costruire infrastrutture che non siano solo affidabili, ma anche elastiche, intelligenti e sicure by design. Il cloud, in questo senso, non è più solo una tecnologia, ma un modello operativo.

  1. In questo nuovo scenario, l’intelligenza artificiale è una vera rivoluzione o stiamo assistendo a un eccesso di hype?

Fabrizio Leo:
È una rivoluzione, ma non nel modo in cui viene spesso raccontata.

L’hype esiste, ed è inevitabile. Tuttavia, al di sotto di questo livello mediatico, c’è un cambiamento concreto: l’intelligenza artificiale sta diventando uno strumento operativo, non più sperimentale.

Il punto critico è che molte aziende la stanno ancora utilizzando in modo frammentato. Inseriscono l’AI in singoli processi senza ripensare davvero l’organizzazione.

Il vero salto avverrà quando l’intelligenza artificiale sarà integrata nei flussi decisionali. Non solo automazione, quindi, ma supporto alle decisioni.

Nel nostro settore, per esempio, l’AI è già utilizzata per migliorare il monitoraggio delle infrastrutture, anticipare anomalie e ottimizzare le risorse. Ma senza una base solida, dati strutturati e infrastrutture adeguate, il rischio è di non sfruttarla appieno.

  1. Con questa evoluzione, come cambia il ruolo della cybersecurity per le aziende?

Fabrizio Leo:
Cambia completamente il punto di vista.

Se nel passato la sicurezza era percepita come un costo o un’aggiunta, oggi è parte integrante del sistema. Non è più una scelta, è una necessità continua e un investimento.

Le minacce sono aumentate, ma soprattutto sono diventate più sofisticate. Questo ha portato le aziende a cambiare mentalità: non si tratta più di evitare un attacco, ma di essere pronti a gestirlo.

La cybersecurity oggi deve essere integrata in ogni livello: infrastruttura, applicazioni e processi. E deve essere pensata in ottica preventiva, non solo reattiva.

Per questo motivo anche il ruolo dei provider è cambiato. Non siamo più semplici fornitori di servizi, ma partner che aiutano le aziende a costruire ambienti sicuri e resilienti.

 

  1. Guardando ai prossimi anni, cosa devono fare oggi le aziende per restare competitive?

Fabrizio Leo:
Devono fare un salto culturale.

La tecnologia non è più il problema: è accessibile, disponibile, spesso anche standardizzata. Il vero tema è come usarla.

Le aziende che resteranno competitive saranno quelle capaci di integrare tecnologia e strategia. Questo significa costruire infrastrutture scalabili, adottare un approccio data-driven e investire nelle competenze.

Ma soprattutto significa comprendere che il digitale non è un reparto isolato: è il motore dell’intera organizzazione.

Conclusione

A distanza di quasi vent’anni dalla prima intervista, emerge con chiarezza un cambio di paradigma: il mondo IT non è più solo un supporto tecnologico, ma il centro nevralgico delle aziende.

Cloud, intelligenza artificiale e cybersecurity non sono più ambiti separati, ma elementi interconnessi di un ecosistema complesso. E la vera sfida, oggi, non è adottare queste tecnologie, ma saperle governare.

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